sabato 23 febbraio 2013

Giardini Terapeutici - Healing Gardens: un legame tra verde e salute











Chi vive l'esperienza di trascorrere qualche giorno o settimana in ospedale rimane solitamente colpito o segnato: un'impronta indelebile sul modo di provare dolore, sofferenza, e un senso di disorientamento nell'ambiente sanitario ormai riconosciuto. Sicuramente la paura e l'ansia che si provano in questi edifici possono lasciare una sensazione di vulnerabilità, fragilità, estraneità, spavento. 

Semplicemente invece portarsi all'esterno a contatto con la natura, ad annusare e odorare, a sfiorare o toccare piante e fiori, riduce la depressione e il senso di disorientamento.
Il giardino terapeutico nei paesi anglosassoni si chiama: Healing Gardens.

Il numero crescente di persone anziane che ci sarà in Italia rende più importante che mai il promuovere un invecchiamento attivo, sano per tutti e soprattutto per gli anziani. L'invecchiamento attivo vuol dire: invecchiare in buona salute, essere in grado di affrontare e vivere la propria vita in modo autonomo e indipendente. E' fondamentale per gli anziani preservare la mobilità e quindi l'indipendenza.

L'invecchiamento sano può aumentare la partecipazione delle persone anziane, consentendo loro di migliorare la loro qualità della vita. Questo significa praticamente che il futuro aumento della sanità, della sicurezza sociale e del sistema pensionistico possono beneficiare di scelte terapeutiche.

La gente non diventa solo più anziana, ma molti, complice anche la disponibilità di tempo, sono anche di solito più energici e attivi in età avanzata. E così cambia anche l'aspettativa. Se fitness e salute sono i fattori chiave per essere più dinamici e attivi, allora bisogna creare nuove aree aperte per anziani chiamati giardini terapeutici.

I giardini terapeutici forniscono opportunità per l'esercizio e l'attività fisica, si possono fare nuovi incontri e contatti sociali e sono facilmente accessibili e frubili se studiati con un accesso alla natura ridefinito.

Tra il 1980 e il 2000 studi internazionali hanno approfondito il rapporto natura - malattia. Il professor Roger Ulrich dell’Università del Texas, responsabile del Center for Health Systems and Design Colleges of Architecture and Medicine, iniza a fare delle ricerche incentrate sul legame malattia - natura.

A seguito dei suoi studi ha scoperto che prendendo due gruppi di pazienti il più possibile omogenei quanto a età, patologia e peso corporeo, il gruppo che gode di una "vista verde" si riprende molto più rapidamente dall’operazione chirurgica, risultano meno stressato e più carico psicologicamente.

Le tre scoperte fondamentali di questi studi dimostrano che:

- Guardare o sostare nella natura provoca cambiamenti fisiologici e psicologici positivi;

- Corpo e mente tornano in uno stato di equilibrio e contribuiscono al riprisitno di uno stato di integrità e di salute;

- Il guardare la natura, entrare in contatto con essa in un contesto ospedaliero, aiuta a velocizzare i tempi di recupero terapeutico e di conseguenza fa risparmiare denaro per la degenza alla comunità.











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